Capitolo V - Multi Protocol Label Switching
Roberto Bifulco — Wed, 10/22/2008 - 19:26
Con l'aumentare del traffico dati e delle applicazioni a questo connesse, si è sentita sempre più la necessità di aumentare le prestazioni di Internet non ricorrendo soltanto all'aggiunta di risorse. La considerazione principale che si è fatta per ottenere questo risultato è che il routing è molto complesso nel cuore della rete, dove le tabelle sono di grandi dimensioni, mentre alle estremità è molto più semplice. In aggiunta, l'aumento della capacità dei link non ha fatto altro che rendere ancora più pesante il lavoro dei router che si trovano a dover lavorare con molti più dati.
Una rete come quella ATM nasceva proprio per risolvere problemi del genere, tuttavia la sua struttura è troppo costosa e complessa perché venga adoperata in Internet. Un possibile approccio per limitare la complessità potrebbe essere l'utilizzo di ATM come rete fisica e di IP come rete di overlay su ATM. La rete IP dovrebbe avere dunque un numero ridotto di contatti con la rete ATM. Si avrebbe qualcosa di simile alla rete IP che rappresenta tunnel, “autostrade” su cui viaggiano dati, mentre ATM si occupa della diffusione capillare.
Questo risolverebbe il problema delle prestazioni perché lo switching è un'operazione decisamente più veloce del routing. Infatti nel primo caso si ricerca semplicemente un “indice” in una tabella per individuare il percorso da seguire, nel secondo si opera una ricerca a maggiore somiglianza di prefisso. A ciò si aggiunge che nel routing si ha un “riassemblaggio” del pacchetto IP, mentre in ATM no. In sostituzione ATM aggiunge un tempo per la creazione della connessione che va però sostenuto una sola volta.
Per questa ultima considerazione è chiaro che va preferita una comunicazione orientata alla connessione quando c'è un flusso continuo di dati da scambiare, mentre applicazioni con traffico altamente discontinuo è conveniente farle lavorare su di una rete che fa routing.
Un primo sviluppo di una idea del genere fu fatto dalla Ipsilon. L'idea di base era abbastanza semplice, utilizzare ATM come rete fisica di base ponendo al di sopra di questa i router IP. Ogni switch ATM aveva così anche la parte di routing IP, però la gestione dei VC era differenziata: alcuni VC erano per le trasmissioni “corte” quindi i dati da loro trasportati venivano sempre passati al livello IP, altri erano per le trasmissioni “lunghe” (i tunnel!) e passavano in modo trasparente per il livello IP in diversi switch ATM.
L'Ipsilon ha inoltre dimostrato che il 90% del traffico dati scambiato sulla rete adopera un concetto di flusso, rendendo valida l'applicazione dei concetti esposti, inoltre il software necessario a realizzare i protocolli a supporto di tale soluzione è estremamente semplice, comportando un bassissimo overhead.
In realtà il problema della soluzione esposta è che ciascuno switch doveva dotarsi di questo flusso e gestire per ogni flusso l'apposito VC. Nel cuore della rete questa soluzione diviene non scalabile.
L'alternativa fu proposta da CISCO, che presentò una soluzione basata sull'aggiunta di etichette ai pacchetti scambiati sulla rete per realizzare uno switching di flusso. Dei router di ingresso hanno il compito di introdurre le etichette sui pacchetti che poi vengono indirizzati nel cuore della rete tramite tali etichette. In uscita ulteriori router eliminano le etichette permettendo la ripresa del normale routing del pacchetto per raggiungere capillarmente una destinazione.

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